Come organizzare una festa di compleanno per nani (e sopravvivere per poterlo raccontare)

Premetto: adoro organizzare qualunque tipo di happening. Dalla colazione della domenica (granola, macedonia, pancakes, plumcake…si nei mieisogni!) alla cenetta tête-à-tête. Figuriamoci poi se si tratta di un compleanno nanesco, ecco vado in un brodo di giuggiole.

L’anno scorso (qui il racconto) mi ero limitata a un mini festeggiamento casalingo, anche se sugli addobbi non ci eravamo limitati, perché la nana alla tenera età di 12 mesi traeva più godimento a ciucciarsi l’alluce piuttosto che apprezzare i miei sforzi da party planner.
Quest’anno tutt’altra storia: la nana cammina, corre, balla, si esprime (in un suo idioma simile all’ostrogoto per lo più), abbraccia, scarta i regali (eccome), ride, mangia (mangia, mangia, mangia…), soffia candeline, urla…insomma ha imparato a godersi la vita, quindi merita di festeggiare come si deve. Nessun dubbio che io mi sia trasformata nella perfetta organizzatrice di comple-nani per farla felice, lungi dal seguire i consigli di tutte quelle mamme che “sono ancora piccoli, non apprezzano”. Certo. In effetti Luce sembrava davvero poco coinvolta mentre per ballare più disinvolta lanciava via le scarpette e si strappava dalle spalle il golfino di cashmere (arrrrrgggggggggg). Provare per credere. Ecco qualche dritta.

Tema. Prima di partire con lo shopping complusivo di tovaglioli, focalizzate un argomento/personaggio/ambiente. Fatevi un giro su Pinterest per avere ispirazione: c’è chi ama la giungla, chi il pizzo di Valentino (indovina chi), chi Peppa Pig (ebbasta con sto maiale) e chi, come Luce, sceglie il gusto un po’ retro della Pimpa. Ora, pois a parte, sono cazzi. Traduco: in qualsiasi negozio di addobbi troverete anche il cavatappi di Spongebob, ho adocchiato la carta igienica di Violetta, ma della Pimpa ZERO. Quindi via libera alla creatività. Noi ci siamo buttate sul bianco e rosso: pois appunto, stelle, zig zag…alla fine il mix and match è una buona alternativa.

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Accessori. Che lo organizziate a casa oppure in un locale, la parola d’ordine è una sola: CARTA! E non pensate ai piatti verde bosco del Carrefour delle feste anni ’90 al liceo, ormai online si trovano delle cose davvero sfiziose, che a saperlo prima non mi facevo regalare per il matrimonio quei 120 piatti di Hermes che adesso ho paura anche a guardare. Tornando a noi, il fornitore di fiducia della nana è Cocchilù (non è nostro sponsor quindi potete crederci davvero!): sono velocissimi, qualità super e per chi fosse un po’ pigro hanno già dei temi pre composti tipo “ballerina” “pirati” e cose così. Quindi piatti, bicchieri, bandierine, coriandoli, tovaglioli…arrivano da lì. Poi abbiamo selezionato qualche festone su Smallable, mentre i palloncini rossi con pois bianchi li abbiamo trovati in un negozietto di Milano.

Torta. Il cake design è un mondo fantastico, peccato che il 90% delle volte che ho ammirato una torta, al momento dell’assaggio mi sia trovata in bocca A- un dente causa carie fulminante B-un pezzo di sampietrino travestito da pan di spagna. Quindi un solo consiglio: diffidate dei laboratori industriali e cercate quell’amica dell’amica del cugino di tua cognata che ha le mani d’oro e le fa in casa. La nostra era oltre che bellissima talmente buona da essere durata pochi minuti.

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Animazione. Tre nani si intrattengono con poco sforzo, 23 hanno bisogno di qualcuno a loro dedicato (o di una fiamma ossidrica, a voi la scelta). In questo caso il passaparola è fondamentale, purtroppo tutte quelle persone che ci avevano segnalato erano già occupate nella nostra data, quindi abbiamo scelto per esclusione. Ecco, sarà che io ho passato parecchie estati della mia adolescenza a ballare la danza della panza con i nani, quindi ho alte aspettative e in virtù di questa esperienza vi consiglio di selezionare le attività. Sì al truccabimbi, no al teatrino (almeno che non l’abbiate già vista in azione, altrimenti come nel nostro caso risulta più noioso della 24560 puntata di Un posto al sole), sì ai balli di gruppo (babydance per i più informati), sì ai palloncini e alle bolle di sapone. Ovviamente dipende dall’età dell’audience, io mi riferisco a nani duenni.

Ps a causa della mia necessaria presenza sulla pista da ballo (come interpreto io la danza della panza nessuno mai) l’unico neo del comple-nano è stata la cronica assenza di fotografie decenti. Il daddy che era stato incaricato ha preferito avventarsi sul tiramisù e stordirsi di virgin mojito. Quindi ecco, l’ultimo consiglio che vi regalo: affidate gli scatti a qualcuno di SERIO (magari non la suocera dai buoni propositi ma con un pessimo rapporto con l’iphone)

La ribellione della nanolescenza

NOOOOooo
Perentorio. Polemico. In stereofonia con il piedino che pesta il pavimento. E assolutamente ingiustificato.
Luce ti va di andare al parco? NO
Facciamo la torre? NO
Coloriamo la Pimpa? NO
Ovvio che se pronuncio le parole “gelato”, “Masha” e “pizza” ottengo un’altra risposta, ma mica possiamo vivere di junk food e cartoni russi, no?!

Per il resto non mi posso lamentare, ad oggi non fa discussioni sul look scelto da mamma (e vorrei vedere, mi sono venduta un rene per le sue ultime Pepè), è una bambina affettuosa, sveglia e allegra (a parte quando s’incendia di febbre, ma questo glielo perdono)

Ci sono da segnalare solo dei leggeri problemi di risvegli notturni, che combatto a suon di tappi, ma non sempre resisto

Domenica notte, ore 2:00

“Ahhhhhrrggggg MAMMA NENI NENI (vieni vieni ndr.) MAMMAAAAAAA ahhhhhhhhuuuuuuuuu”
Io mi paralizzo e comincio a sudare freddo, ma poco dopo l’ululato si spegne

Ore 4.55

“MAMMA NASO COLAAAAAAAAAAAAAAAA” oppure “MAMMA ACQUAAAAAAAA” oppure “MAMMA CIUCCIOOOOOOOO” e poi al 18 minuto di mancate risposte (mentre io mi appello anche agli dei di Pollon) parte l’appello “PAPAAAAAAAAAA NONNAAAAAAAAAAAA IEIAAAAAAAAAA (cugina ndr.) LOLAAAAAAAAA (cane ndr.) praticamente le manca il portinaio e poi le ha provate tutte.

Ok cedo, consapevole che così mando a puttane tutti i 18 minuti precedenti (in cui mi è venuta anche l’ulcera), striscio i piedi fino alla cameretta, soffio il naso (perfettamente asciutto) recupero il ciuccio (nella sua MANO grrrrrrr) rinfresco le fauci con acqua fresca e sgrido benevolmente la nana:
“È ora di dormire, la mamma ha sonno, il papà ha mal di denti, la nonna è a 350 km di distanza, fai la nanna sei una brava bambina le bambine brave fanno la nanna, tutti fanno la nanna anche la Pimpa, il piguino Nino, Bella Cocinella Top tip e Sant Antonio”
Torno a letto.

Silenzio per 4 minuti e poi ricomincia l’appello
“MAMMAAAAA PAPAAAAAA NONNAAAAAAA LOLAAAAAAA”
Questa volta si alza il daddy, incespicando nel piumone e mormorando parole blasfeme.
“Allora basta è ora di fare la nanna e idem con patate…”

Silenzio per 5 minuti. Quasi quasi mi addorment…
“MAMMAAAAAAAAA”
Vado, soffio, disseto, sgrido e alla fine canto pure 44 gatti che deve avere un’effetto soporifero perché finalmente la nana ci da tregua.

Nel frattempo sono le 6.42 e visto che io AMO svegliarmi all’alba, non faccio nemmeno lo sforzo di riaddormentarmi e così SVEGLIA e PIMPANTE affronto il lunedì mattina.

C’è da dire che la nana viene da un lungo periodo di extra dormite, della serie che all’asilo non arrivavamo mai prima delle 10 perché lei si svegliava comodamente alle 9.15 senza fiatare mai tutta la notte.
Io davvero non mi capacito.È come se improvvisamente Valentino si mettesse a fare abiti a 15 euro, come se la Marini vestisse monacale, come se Kim Kardascian andasse in giro vestita.
Non so se mi spiego.

Posso cambiarla solo per la notte con cicciobello? Che soluzioni alternative propone il forum di mamme oltre allo scambio di persone?
Poi giuro che alla mattina me la riprendo.

Nani (e mamme) con l’influenza

Non scrivo da 543 giorni.
Mi sono messa per 5 giorni lo stesso maglione: cashmere beige e informe e ho vagato per casa in calzettoni di lana fatti a mano.
Se per quello ho anche qualche pelo sulle gambe e zero ombra di smalto. Mi sono pure torturata le pellicine che è una cosa che detesto perché le mangio veramente e sono davvero calorie inutili, peggio delle Haribo.
Non che mi debba preoccupare di entrare nei jeans: ho trascorso gli ultimi 9 giorni in pigiama, chiusa in casa, 4 dei quali sotto effetto di ibuprofene per sconfiggere il febbrone che la nana bontà sua mi ha rifilato.

Al corso preparato (che io comunque non ho frequentato: troppe panzone sbuffanti in una sola stanza) dovrebbero insegnarti a non appestarti quando il nano febbricitante si trasforma in un cucciolo di koala, attaccato appiccicato e tossiferante, che anche fare la pipì diventa una missione.
È una questione di sopravvivenza.

Io non ce l’ho fatta, ho alzato bandiera bianca e siamo diventati un tutt’uno con Masha e Orso. Sono anche brillantemente riuscita a evitare le crisi di panico e aggirare la programmazione quotidiana di Rai yoyo sintonizzando la Apple TV sul canale russo dell’omonimo cartone. Risultato? Una 50ina di nuove repliche che “un amico a strisce” la so a memoria (su bambini dentifricio e spazzolino bagnoschiuma bolle di sapone..)
Tra una puntata e l’altra ho conseguito una laurea in farmacia honoris causa, me la cavo pure con l’omeopatia mentre a fare centrifugati sono da record olimpico.
Al posto degli smalti di Chanel ora colleziono sciroppi per la tosse: Kalumax, Drosetus, Levotus, Stodal, Grintus e Fluibron. L’aspiranaso Narinel è il nuovo accessorio must have dell’inverno, altro che l’ultima Celine.

Non so bene quando ma sento di essermi trasformata in una fattucchiera, con il fazzoletto nella manica, i capelli a cipolla e l’orecchio rapace in grado di distinguere in un secondo la tosse grassa e produttiva da quella secca e stizzosa.
So che da qualche parte lì sotto c’è un cuore che smania per del pizzo firmato Valentino, ma al momento è più forte la fibrillazione per un’intera notte di sonno, senza catarro nasi colanti e nani urlanti.

Quando si è ammalato anche il daddy ho optato per una ritirata strategica e siamo partite alla volta dei nonni: aria fresca e brodo di pollo assicurato tutte le sere.
Quello che si dice una vacanza di benessere.
E lo chiffon fino a primavera è fuori stagione, a noi mamme appestate serve un bel body di lana maniche lunghe.

Cantico della felicità, nano edition.

C’era un tempo in cui quando mi svegliavo e pioveva la giornata era irrimediabilmente persa.
Ero viziata, ma non lo siamo un po’ tutti quando siamo noi stessi il centro del nostro universo? Me lo chiedevo ieri, dopo una giornata interminabile che non più di due anni avrebbe richiesto una seduta alla spa del Bulgari per riprendermi.

Ribadisco, ero viziata, caparbia, un po’ egoista e pure egocentrica quel che basta.
Ieri sera invece ero felice di non aver avuto nemmeno il tempo di fare la pipì (il trucco è NON bere tutto il giorno) figuriamoci un trattamento ayurvedico.
Ero felice perché la mia stanchezza aveva permesso alla nana di avere una giornata piena, stimolante ed entusiasmante. Ero felice perché transitandola da un luogo all’altro vedevo il suo musetto curioso, i suoi occhi blu scintillanti di aspettative. Ero felice perché quando si tuffava in acqua (con la grazia di un elefante indiano) mi guardava fissa e poi chiudeva gli occhi, come dire “tutto ok se ci sei tu”. Ero felice perché per ogni nuova esperienza, dalla doccia da sola al primo pranzo in autonomia al nido, il suo (mini) orgoglio ne usciva vincitore.

E pensavo che è così semplice rendere felice un bambino, basta un gelato, basta guardarlo negli occhi mentre ti dice “Io UCI” ( “Io sono LUCE” ndr.), basta cantare insieme, e che la sua felicità è così contagiosa, che nemmeno una rockstud di Valentino varrebbe quell’emozione.
Ho abusato della parola felicità. Lo ammetto e tornerò cinica la prossima volta, per riequilibrare i toni.

Era solo un pensiero così volante e nel frattempo, per dovere di cronaca, non sono stata poi così felice di trovarmi faccia faccia con Mrs. Scioltina che ha fatto la sua apparizione questa mattina in casa Ciucciechiffon: ecco oggi intorno alle 10.32 per qualche minuto ho pensato che quando ero (solo) io al centro del mio universo, sarò stata edonista ed egocentrica, ma bonificare una nana piena di merda (permettetemi la licenza) non mi mancava poi granchè.

Storie di asilo nido: 8 giorni e un sorriso al pomodoro

Abbiamo archiviato anche la seconda settimana di inserimento.

Non tiro ancora il famoso sospiro di sollievo perché sappiamo benissimo che con i nani appena appena ti rilassi un pelo arriva la tranvata, che nello specifico potrebbe essere una simpatica gastroenterite virale o qualcosa di altrettanto piacevole.

Ho voluto aspettare un po’ per parlarne: tendo ad essere precipitosa (non a caso Luce a 6 settimane possedeva già 13 paia di scarpe) e lievemente ansiosa (lievemente…), ma l’esperienza mi ha insegnato che un po’ di distacco aiuta.

Infatti se avessi scritto il primo giorno (mercoledì), sull’onda dell’entusiasmo della nana il commento sarebbe stato: UAU alla grandissima. C’è da dire che Luce da 1 mese era incoraggiata dalla sottoscritta con frasi del tipo “ma lo sai che andrai in un posto bellissssssimo?? L’asilo dei GIOCHI -con accento su GIOCHI- pieno di bambini BRAVI, sei fortunatisssssima!!”

Luce sorridente perché non sa cosa l'aspetta. Felpa Zara, giacca (mamma esagerata ci sono 22 gradi) Kway.

Luce sorridente perché non sa cosa l’aspetta. Felpa Zara, giacca (mamma esagerata ci sono 22 gradi) Kway.

Il secondo (giovedì) IDEM con la precisazione che piano piano mi sono trasformata nella smoccolatrice ufficiale a forza di pulire il naso a nani compagni di Luce evidentemente grandissimi estimatori delle proprietà vitaminiche del catarro perché se lo mangiano con gusto.

Il terzo (venerdì) ho cominciato ad accusare il colpo quando la nana, in risposta al mio saluto (“Luce la mamma va un attimo a prendere il pane” …almeno potevo millantare un round di shopping da Valentino sono sicura che non avrebbe avuto nulla da ridire) dicevo in risposta al mio BANALE saluto ha intonato un “NOoooooooooooo” che si è sentito fino sulla Milano-Brescia. Ecco, il suo faccino rosso mi ha fatto effetto, ma mi sono defilata col sorriso (FONDAMENTALE a detta di tutti gli esperti) anche se dentro mi sentivo peggio di quando mi si è rovesciato un calice di vino rosso sulle Louboutin di camoscio rosa cipria. Rendo l’idea?

Il quarto (lunedì) sono stata fortunata: tutta presa da una piscina di farina gialla la nana non ha fatto caso alla mia dipartita e si è comportata tutto sommato bene. Dico tutto sommato perché mangiare mais crudo non rientra in un comportamento del tutto accettabile, ma scema io che ho detto “polenta” e quella appena la maestra abbassato la guardia si è riempita la bocca.

Il quinto e il sesto (martedì e mercoledì) così così: lei in lacrime, io alla disperata ricerca di carboidrati complessi per attenuare il senso di colpa. Specifico che mercoledì ha pure rifiutato il pranzo (!!!) e io ho cominciato a iperventilare..

Il settimo (giovedì) benino: solite scene melodrammatiche attenuate da una doppia razione di riso al ragù mangiata di gusto. Lacrime che mi stropicciano il cuore anche al momento della riconsegna nana. Resisto stoicamente solo visualizzando la sfilata di Stella McCartney che ero riuscita a sbirciare su Instagram qualche minuto prima.

L’ottavo (venerdì ovvero oggi): dopo aver inutilmente intonato 13 sigle tv insieme ai suoi compagni (che ormai pensano sia una nuova educatrice assunta dalle 10:30 alle 11 per intrattenere con canti e balli) sottolineo INUTILMENTE visto che lei ha capito benissimo la solfa e mi tiene la mano in una morsa d’acciaio, alla fine si sbraccia verso la maestra e mi regala una specie di “ciao ciao” tirando su con il naso. Due ore dopo, la maestra mi chiama nel salottino: visualizzo la solita scena ovvero la nana in lacrime (fetente, mica piange sempre, lo fa solo in mia presenza, un classico) invece mi trovo davanti una nana sorridente che saluta “CIAOOOOOOO” con quel suo fare un po’ piacione, felicemente imbrattata di sugo di pomodoro.

Ripeto: non tiro un sospiro di sollievo. Lunedì mi aspetto tsunami, ecatombe e pestilenza. Ma oggi sono stata felice. L’ho vista grande, lì su quel divanetto dove le avevano detto di aspettarmi. Mi sono sentita orgogliosa, fiera di quel piccolo nano che qualche mese fa non sapeva nemmeno succhiarsi il pollice e oggi mi guardava tutta trionfante e piena di sugo, consapevole del suo piccolo successo.

E mi è tornato in mente l’articolo di Vittorio Zucconi: “Nell’istante in cui la manina sempre appiccicosa si stacca dalla vostra per entrare in un mondo diverso da quello che noi avevamo costruito per loro…fatevi le congratulazioni, ditevi brave: avete fatto del fagottino che l’infermiera vi mise in braccio in ospedale un BAMBINO”.

We are back

Siamo tornate nella metropoli da 24 ore e ho già mandato a quel paese una signora. Elegantemente, ma comunque affanculo.

Parco giochi dell’oratorio, ore 11, 789 nani, mamme ancora in modalità vacanza da chiacchera e cazzeggio (eccomi).
Comincia la solita solfa: nano strattona nana per rubarle il monopattino, nana piange causa sottrazione indebita monopattino, nano piange perché vede nana piangere, altro nano morde nana così per non rimanere in disparte…tradotto: una classica mattinata di insana follia nanesca (e manesca).
Lampo di genio: mi ricordo di avere qualche pennarello in borsa (insieme a 3 pastiglie di Imodium, 2 fazzoletti di Peppa, un dinosauro di gomma, 3 pavesini sbriciolati, un lucidalabbra di MAC che Luce usa come fard e due tampax che Luce smonta e usa come cannuccia): li distribuisco alla ciurma che immediatamente si azzittisce e comincia col body painting. Rimedio uno sgabellino di plastica, mi assicuro che il colore vada via con l’acqua e convinco i nani a sbizzarrirsi lì piuttosto che sulle camicette di Bonpoint.
Nani sistemati, ciurma sotto controllo, possiamo riprendere le nostre chiacchere, che ovviamente hanno come argomento centrale loro, i nani. Mica parlano di uomini le mamme al parchetto eh, si scambiano solidarietà e consigli per sopravvivere al loro destino ingrato (touchè).

Dieci secondi dopo sento un commento: “…portare un album da colorare….diseducativo….bambini allo stato brado…maleducazione…si rovinano i giochi…”

Potevo fare finta di non aver sentito. Potevo, ma ho deciso di rispondere perché l’omeopata mi ha detto che tenermi tutto dentro fa male, poi mi viene la colite e devo drogarmi di psicofarmaci (mmmm ora che ci penso non era una cattiva idea, le benzodiazepine ti fanno dormire 123 ore di seguito)

“Stanno facendo qualcosa di male signora? Ho spiegato ai bambini che poi bisogna pulire. È solo un modo per intrattenerli un po’ senza che si scannino per un carrello della spesa o si strappino i capelli per la palla di Peppa”.

“È un atteggiamento diseducativo e maleducato, rovinano i giochi che sono di tutti, a mia nipote insegno il rispetto e bla bla bla….”

Ecco nell’ordine la mia replica
1- I nani di 19 mesi rispettano solo Barbapapà, il Cucciolone e forse il nonno quando fa gli occhi cattivi (ergo mai)
2- Mi manca solo portarmi dietro l’album da colorare e poi mi scambiano Abdul che in spiaggia vende orecchini-occhiali-elastici-palline-braccioli-e-anche-borse-di-Hermes.
3- Qualunque attività tenga 6 nani under 2 anni buoni per qualche minuto senza mordersi a sangue è da considerarsi altamente incoraggiabile (mangiare la propria pupù non rientra nella categoria)
4- Stiamo dimostrando la nostra solidarietà a T. il cui nano non dorme da 45 notti, porta rispetto per l’insonnia altrui e taci.
5- Ho appena visto tua nipote sputare in testa al bambino che non le lasciava l’altalena

Dopo mi sono sentita meglio.
E comunque le nostre vacanze sono andate benissimo, le 12 ore passate all’aeroporto di Cagliari ieri a causa dello sciopero (volo cancellato, volo ricomprato, nuovo volo ritardato, nana febbricitante, sinusite lancinante) non hanno influito per nulla sul mio umore.
È lunedì e sono in pace col mondo.

Theminibag per le neomamme: vi presentiamo Tacchi e biberon!

Sono passati più di 500 giorni e quindi non me lo ricordo bene.
O forse non me lo ricordo bene perchè ero nell’ordine:
– annebbiata da quei 13 litri di epidurale (benedetto dottor Morfina)
– stordita dal sonno
– dolorante per il ricamo al sudombelico
– indecisa se metterle la tutina rosa o quella grigia (a proposito ecco qualche look per bebè direttamente da Theminibag.com)
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– preoccupata di non nurtire la mini nana prima delle canoniche 4 ore (una vita con il cronometro)
– impegnata a salutare, rigraziare, scartare regali, raccontare le peripezie del download, sistemare fiori, offire cioccolatini…
– occupata cercare il look migliore per nascondere quelle maledette mutande post partum che avevo giurato non avrei nemmeno sfiorato, invece al secondo giorno ho capitolato..

Se me lo avessero detto prima che esisteva qualcuno che poteva assumersi almeno l’incombenza di cucinare, ecco quello sarebbe stato un bell’affare. Per noi ovviamente, mentre la gastronomia sotto casa avrebbe pianto calde lacrime.

Che si sa, noi donne siamo multitasking, riusciamo ad allacciare un pannolino mettendoci il mascara (loro, i maschi, hanno bisogno di 4 mani e due gambe per farlo, sempre che lo VOGLIANO fare), ma alla fine è una fregatura. È una fregatura perchè anche nelle condizioni più disperate, e non occorre sottolineare che far uscire una boa dal buco della serratura possa considerarsi alquanto estremo come sport, ci sentiamo in dovere di recitare la parte di Marta Stewart: radiose, pimpanti e affaccendate. 

Così quando mi hanno raccontato che esiste qualcuno che ha “inventato” un servizio ad hoc per neo mamme ho pensato: mannaggia quasi quasi bisso così lo provo


Poi mi sono resa conto che lo posso provare lo stesso, senza ripiombare nel baratro delle notti insonni-allattamento-coliche&co- e ho tirato un sospiro di sollievo.

Sono indecisa tra il personal chef che trasformerà la mia cucina nel set di Masterchef, il servizio fotografico, ma quello che è sicuro che la nana avrà una ninna nanna personalizzata grazie a My Baby Lullaby.

Il tempo di Buonanotte Fiorellino è terminato!
 
Ps: su Tacchi e biberon trovate anche idee regalo per neomamme che di tutine e scarpette ne hanno abbastanza!
 

 

Quando la nana non c’è, la mamma balla (e non solo!)

È stato un anno lungo.
È stato un anno di scoperte, di piccole crisi, di grandi stanchezze.
È stato un anno in perenne carenza di sonno, ma sono in debito con tutto l’amore che ho accumulato.
Amore fatto di abbracci appiccicosi, di baci bavosi, di pisolini abbracciati e di risvegli con una manina che ti cerca.
È stato un anno in cui sono stata mamma, moglie mica più di tanto, amica non ne parliamo.
Che loro, i nani, hanno il superpotere nano centrico ovvero ti risucchiano in una spirale di bisogni impellenti, necessità urgenti, dove regna il “tutto e subito” e tu lì a disposizione: cambia, consola, pulisci, sfama, addormenta, e poi ancora cambia, intrattieni…
Poi arriva l’estate e fortuna vuole che i nonni si offrano di ospitare la nana in villeggiatura. Non occorre specificare che lei appena messo piede in suolo nonnesco, si trasforma in una via di mezzo tra l’orso Pisolone e Viki, la bambina robot più addomesticata della storia della tv.
Io potrei prenderlo come un affronto personale, potrei passare le ore a chiedermi perchè a Milano si svegli con le galline mentre in campagna -il regno delle galline- la debbano tirare giù dal letto con le cannonate, rimuginare sulle tecniche di pisolino che adotta mia mamma e paragonarle ai miei patetici tentativi di addormentamento pomeridiano, incazzarmi e mettermi in discussione.
Invece.
Invece ho deciso di fregarmene. Letteralmente.
Fottitene mi sono detta e goditi il risultato.
Goditi l’ebrezza di un doccia lunga un secolo, di annusare il burro di Karitè, di scegliere la biancheria intima che si abbina al tuo umore.
Goditi l’ebrezza di tenere per mano qualcuno che non indossa il pannolone ma dei boxer (parecchio sexy oltretutto).
Goditi l’ebrezza di cucinare il cous cous e non doverlo poi raccattare da sotto il tappeto, nel vaso di Venini, sulla tastiera del pc, spiaccicato sulla gonna di StellamcCartney…
Goditi l’ebrezza di pranzare con amiche che hai trascurato, di scoprirle sempre vicine, sempre sorelle d’anima.
Goditi l’ebrezza di indugiare sulle labbra di tuo marito, di giocare a fare i fidanzatini, di provare ogni sera un ristorante nuovo, di vedere un film intero a volume 24.
Goditi la casa silenziosa e ordinata, real time al posto di rai yoyo e la lavatrice immobile, inerte.
Goditi i sandali di Jimmy Choo così scomodamente deliziosi e il top di seta immacolato, nessuna manina sudaticcia a imbrattarlo di cereali.
E poi goditi anche le fitte di nostalgia, quando la senti al telefono e ti chiama “mammmaaaaaaaaaaaaaa”, le foto nel suo pigiamino a righe, i piccoli progressi…tanto sai che in pochi giorni ti godrai l’ebrezza più bella: quella della sua testina calda sul tuo petto

Nana da spiaggia

“Luce, qual’è il tuo preferito?”
“Uhmmmmmm….tetota (questoqua ndr)” indicando il costume celeste di Missioni.
Son soddisfazioni. Quasi quasi mi sono sentita ripagata di quelle 476 notti insonni che ho ancora sul groppone. QUASI.

Che poi, quel povero slippino candidamente intarsiato di lurex, lo abbia stropicciato, bagnato, riempito di sabbia e infine dimenticato umido in fondo alla borsa da mare, in compagnia di un mini coniglio coccoloso e di un tampax (ottimo anche come strumento distrai nano nei momenti di peggiore crisi) ecco quello è un altro discorso.
Forse 16 mesi sono pochi per sviluppare un (in)sano attaccamento verso i propri pezzi forte di stagione.
Per fortuna non ci facciamo mai trovare impreparate, che vuoi mettere presentarsi in spiaggia infagottate nel Pampers o in un trionfo di cotone macramè? Non c’è storia. Quindi la nana, che non si tira mai indietro di fronte alle maratone fashion, ha sfoggiato ben 12 modelli differenti di look da mare.
Incluso uno slippino blu e bianco effetto brasiliano sulle sue chiappe morbide.
Incluso un intero che le donava quanto un paio di shorts addosso a Platinette.
Incluso un bikini stampa foulard abbinato a quello della mamma. Peccato che la versione minime non fosse molto credibile considerando che lei è bionda e io castana, lei ha gli occhi blu (ma blu blu blu) e io color kitkat.

Immagine“Senti mi sembra assurdo che la nana abbia più costumi di me”
“Senti tu ti caghi addosso?”
E così ho congelato ogni possibile commento da parte del daddy riguardo al volume dei nostri bagagli.

Scopri la selezione di costumi su theminibag.com

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Mini jemma: bikini, interi e slippini in stampe super chic. Esistono anche in taglia mamma, per un look coordinato anche in spiaggia!

Come ti vesto il nano presenta Douuod: felpa mon amour

Ho già disquisito abbondantemente sulla mia naturale repulsione per tute e affini. Posso annoverare soltanto un paio di uscite in tenuta ginnica: la prima qualche giorno dopo il download, quando il mio sudombelico era più ricamato di un abito haute couture di Valentino, della seconda ho un vago ricordo, non dormivo da circa 65 ore causa eruzione dentale della nana piranha, quindi ho afferrato la prima cosa che mi è capitata a tiro.

Anche la nana non è un’amante del look sportivo: lei ama paillette, tulle e chiffon. Peccato che non siano esattamente la tenuta ideale per le scorribande al parchetto, quando come minimo si rotola nella sabbia che se siamo fortunati è asciutta, in caso contrario la bonifica del suo abbigliamento richiede ore di lavoro certosino e litri di Nuncas smacchiatore.

Tuttavia venire a patti con tessuti sintetici e completi acrilici va contro la mia religione. Quindi per non cadere in una crisi mistica salvaguardando contemporaneamente il look della nana ho adottato il regime di felpa chic. Tradotto: jersey a più non posso. In versione abito, con fiocco e pieghe, tuta a micro shorts, top arricciato e t-shirt romantica. Perché vestire in felpa non vuol dire mica uscire conciati come Chas Tenenbaum! Parola di Douuod (si pronuncia DUDU e lo trovate scontatissimo su Theminibag.com)

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T-shirt chic

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La felpa romantica

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La felpa in versione principessa

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Acetato e bande a contrasto: la mia idea di Satana